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martedì 21 maggio 2013

Dal giudaismo rabbinico al giudeo-americanismo - il problema dell’ora presente -

Dal giudaismo rabbinico al giudeo-americanismo
- il problema dell’ora presente -
anno 2008 - pagine 290 - € 30
Per richiedere copie del libro rivolgersi a:
Edizioni Effepi,  effepiedizioni@hotmail.com
Via Balbi Provera 7 int. 3,  16149  Genova, tel. 338-9195220
Il libro verrà inviato in contrassegno

 
Il giudaismo rabbinico non è - in senso stretto - una religione fatta di dogmi e morale, ma piuttosto una forma di vita o una pratica storico-"religiosa". Infatti essere ebreo significa far parte razzialmente del popolo d'Israele, essendo figlio di madre ebrea; l'elemento secondario e non necessario del giudaismo attuale consiste nel riconoscersi - per chi lo vuole - nella storia (anche religiosa) del popolo ebraico.
Il giudaismo rabbinico non è la religione mosaica o vetero-testamentaria, esso si fonda non sull'Antico Testamento (Legge e Profeti) ma sul Talmùd, secondo cui Israele è il popolo santo che deve salvare e dominare il mondo. A questo popolo Dio ha dato una terra che è santa non in se stessa, ma solo in relazione al popolo eletto, il quale la possiede in potenza o in atto. Il giudaismo rabbinico, quindi è essenzialmente e virtualmente sionista.
La questione giudaico-americana consiste nel fatto che il Nuovo Mondo fu coloniz-zato, principalmente, da Olanda e Inghilterra e dai loro dissidenti religiosi o calvi-nisti estremisti e radicali. Essi si dicevano "lontani dalla vecchia Europa", come Luterò si voleva "lontano da Roma", infatti per i calvinisti americani anche il pro-testantesimo classico o luteranesimo europeo (che ammetteva ancora la SS. Trinità e la divinità di Gesù Cristo) era intollerabile. I protestanti del Nuovo Mondo si pre-sentavano come la "Nuova Gerusalemme". Infatti, calvinismo antitrinitario, mas-soneria e giudaismo sono le tré componenti principali dell'americanismo, come tale l'America (e il giudaismo, di cui gli Usa sono la seconda "Terra Santa") è essenzialmente distinta dall'Europa. In effetti la filosofia americana è antimetafisica e quindi anti greco-romana, la politica è massonica e filosionista.
L’Europa rifiorirà solo se tornerà alle sue radici (metafisica greca, patristica e scolastica) ed eviterà i due scogli che la minacciano: l’americanismo e l’invasione islamista, ritrovando la sua vera identità che non consiste nell’imitare le mode americane le quali ci hanno invaso da circa mezzo secolo, come i musulmani ci stanno occupando da circa un decennio.
Come si vede il giudeo-americanismo, più profondamente anche se – forse – meno evidentemente dell’Islàm (dacché il risveglio integralista musulmano è stato in gran parte dovuto all’aggressione che ha subito la Palestina e paesi limitrofi dall’americanismo-americanizzante e dal sionismo) è il vero e scatenante problema dell’ora presente: esso con l’attuale politica americana ci ha portati sull’orlo di un immane conflitto nucleare che è una spada di Damocle la quale pende sul nostro capo.
Questi sono i principali temi trattati nel presente libro.
d. Curzio Nitoglia
 

lunedì 13 maggio 2013

don curzio - IL NUOVO [DIS]ORDINE MONDIALE:dalla dissocietà alla dissociazione


 
 

 
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“La vita ebraica è composta da due elementi: arricchirsi e protestare”
(Nahum Goldmann, Le paradoxe juif, Parigi, Stock, 1976, p. 67).
 
L’impasse ebraica: “un passato che non passa” (la shoah)
e “un futuro che non arriva” (il falso “messia”)
 
Il dramma attuale del giudaismo, che sembra essere giunto allo zenit ed aver iniziato la sua discesa, è quello di essere tirato verso due parti opposte (come un torturato legato a due cavalli, che corrono uno verso nord e l’altro verso sud): il passato e il futuro, ma vissuti in maniera innaturale[1], poiché per definizione il passato è passato, andato via, finito, e il futuro presto o tardi si avvicina e si rende presente e la memoria perenne e costante della shoah è un “passato che non passa”, mentre l’attesa talmudica del messia è sempre in fieri. Ciò impedisce all’ebraismo di vivere nel momento presente: schiavo del passato sempre incombente e vittima del futuro mai prossimo, esso vive fuori della realtà[2]. David Banon ha scritto che la speranza futura messianica è l’essenza stessa del giudaismo attuale sino al punto che, se il messia dovesse arrivare realmente e cessasse la speranza futura, crollerebbe l’edificio intero del talmudismo rabbinico[3].

Senza Padre né messia e con una matrigna
 
Questo stato d’essere è patologico ed è aggravato, come ha scritto il famoso medico francese André Bergevin[4], dal fatto che il giudaismo talmudico o post-biblico è senza Dio-Padre[5] e schiavo di una madre iper-protettiva: la sinagoga rabbinica. Secondo il professor Bergevin il giudaismo attuale mostra tutti i sintomi di un disagio profondo e interiore, propri di un orfano tirannizzato da una matrigna e perciò asociale e dissociato.

Parricida e matricida
 
Sigmund Freud[6] ha trattato, fondandosi sul Talmud, il problema del desiderio anarchico del giudaismo di uccidere l’Autorità, il Padre (Dio) e la madre (sinagoga), mascherandolo dietro apparenze di scientificità medica, (quasi totalmente assente nel freudismo)[7], parlando di “complesso di Edipo e di Elettra”. Il nichilismo post-moderno (Marx e Freud) ha eretto a sistema filosofico ciò che vi è di più basso nella scala dei valori umani (materia e istinti). La Scuola di Francoforte (Teodoro Adorno, Herbert Marcuse, Wilhelm Reich, Erich Fromm, Jürgen Habermans) e lo Strutturalismo francese (Claude Levy-Strauss, Jean Paul Sartre, Jacques Lacan, Louis Althusser) si son serviti del marxismo psicanalitico e selvaggio per distruggere, in maniera parossistica a partire dal 1968, i valori europei. Elisabeth Badinter ammette che «il XX secolo ha segnato l’ora della morte dei valori virili dell’Europa, che erano arcaici»[8]. Wilhelm Reich dal canto suo commenta: «la mentalità familiare patriarcale e la mentalità mistica sono i fondamenti della psicologia di massa del nazionalismo fascista»[9].

Delirio di onnipotenza
 
Al tempo stesso, però, il giudaismo è anche vittima di un delirio di onnipotenza, poiché si ritiene ancora l’eletto, il superiore e il prediletto tra tutti i popoli. Martin Buber scrive: «l’umanità ha bisogno del giudaismo, perché esso è l’incarnazione delle più alte aspirazioni dello spirito»[10], ed Emmanuel Lévinas continua: «L’ebraismo è necessario all’avvenire dell’umanità […], esso è come una scala vivente che raggiunge il cielo»[11]. Il fatto che l’ebraismo odierno sia “senza Padre”, come scrive Bergevin, è confermato da Bernard-Hernry Lévy, il quale spiega come il giudaismo più che una religione sia una «costituzione, nel senso stretto, politico e sociale, che tiene unito un popolo. […]. Quindi l’ateismo non è un problema per il giudaismo»[12].

Dominio mondiale
 
Lo scopo dell’Israele post-cristiano è quello di conquistare il mondo intero, di instaurare un regno universale su tutto il globo. Pierre Lévy spiega che «gli ebrei possono essere di destra o di sinistra, liberali, marxisti o ortodossi, credenti o atei, ma non possono non essere partigiani dell’Impero globale d’Israele»[13]. Questa è l’unità del giudaismo rabbinico, apparentemente differenziato ma sostanzialmente uniforme; essa è una “utopia di cui l’ebraismo vive”[14] e tale scopo sta per essere raggiunto con il mondialismo, la globalizzazione e il “Nuovo Ordine Mondiale”, che hanno avuto il loro exploit con le due guerre del Golfo persico (1990, 2003), ma che hanno segnato anche l’inizio della discesa degli Usa e probabilmente - nell’immediato - anche quella d’Israele, che si appresta ad affrontare militarmente Iran, Turchia, Libano, Siria e Palestina.

Finis Americae?
 
Maurizio Blondet scrive: «solo dieci anni fa l’America si celebrava come l’unica superpotenza rimasta. […]. Il sistema sovietico era crollato perché sbagliato (e lo era realmente), dunque il sistema capitalista-finanziario e liberista americano s’era definitivamente confermato come vero perché vincente nella storia. Il capitalismo era lo stato definitivo dell’umanità, di cui nulla di migliore poteva essere pensato. […]. L’immensa potenza militare accumulata nella guerra fredda si traduceva per la prima volta in una superiorità senza pari. […]. Una finestra di opportunità da sfruttare, per conquistare nuove posizioni nel pianeta. […]. Nel 2002 i neo-con alla Casa Bianca (Cheney, Wolfowitz, Rumsfeld) dichiararono di riservarsi, con l’operazione contro l’Iraq, denominata da loro stessi “terrore infinito”, “l’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza di qualunque Stato” giudicassero minaccioso. […]. Questo sistema di credenze è l’aspetto ultimo di quella malattia del pensiero che è l’americanismo: la fede che la forza bruta, il gigantismo, la tecnologia e il “mercato” bastassero a risolvere tutti i problemi. Dieci anni dopo l’americanismo è incappato nei suoi tre problemi insolubili, che ne stanno provocando il crollo. Il collasso globale dei mercati, […] il disintegrarsi delle guerre d’aggressione, […] e da ultimo, l’inarrestabile fuoriuscita di tonnellate di greggio nel Golfo del Messico. Già alcuni la chiamano la Chernobyl di Obama. […]. Herve Kempf, su Truthout, paragona l’America di Obama all’Unione Sovietica di Gorbaciov»[15]. Tra dieci anni cosa sarà successo? Il crollo dell’impero israelo-americano? Tutto è possibile. “Chi vivrà vedrà”.

Progresso all’infinito
 
Israele non può fermarsi al punto in cui si trova, anche se è assai considerevole e pregiato, poiché si fonda pure, come scrive Gersom Scholem sul «mito del progresso costante dell’umanità»[16]. A partire dall’ottobre del 1917, data in cui nacque la rivoluzione bolscevica in Russia[17] e lord Balfour promise un “focolare” ebraico indipendente in Palestina, che divenne nel 1948 lo Stato d’Israele, il Sionismo non ha cessato di avanzare a passi da gigante sulla via del messianismo secolarizzato o del “paradiso in terra”, che ha avuto nel marxismo, nel liberalismo e nell’attuale mondialismo le sue tappe più importanti e che, come nel 1917 rivelò la Madonna a Fatima a tre pastorelli, avrebbe portato alla apostasia, al castigo e poi al trionfo del Cuore Immacolato di Maria[18]. È sorprendente notare che Pio XII il 1° maggio del 1948 scrisse la sua prima enciclica sulla Palestina (Auspicia quaedam), alla quale seguirono altre due. In essa il Papa invitava l’episcopato del mondo intero a chiedere per il mese di maggio del 1948 al Cuore Immacolato di Maria la pace per la Palestina. Proprio dalla Palestina è sorto il movimento che si è impadronito oggi di quasi tutto il mondo e che ci sta facendo scivolare verso il “terrore infinito”.

Antropocentrismo panteistico
 
L’antropocentrismo è uno dei fondamenti del talmudismo. Già nel 1902 Otto Weininger confessava: «il giudaismo è stato sedotto assai sovente dalle concezioni materialistiche e meccanicistiche, con l’esclusione della trascendenza»[19]. Come abbiamo visto sopra, «l’ateismo non è un problema per il giudaismo»[20] ed ogni antropocentrismo o panteismo è un ateismo mascherato. Il “dio” del giudaismo odierno, ossia post-cristiano, è Israele “padrone di questo mondo”, una forma di immanentismo socio-politico e razziale, caratterizzato dal più feroce anticristianesimo. Albert Memmi ha scritto: «Cosa significa il nome di “Gesù” per noi ebrei? La più grande impostura teologica e metafisica della storia universale, uno scandalo, una sovversione e una bestemmia. […]. Il “dio” dei cristiani è, in un certo senso, il diavolo»[21]. Come non vedere che il dialogo ebraico-cristiano è una contraddictio in terminis? L’antropocentrismo, l’immanentismo, il razionalismo e il naturalismo sono l’essenza della massoneria, la cui anima è la cabala o mistica ebraica anticristiana. Padre Giovanni Caprile scriveva che il vertice del segreto massonico è la «divinizzazione dell’iniziato»[22] e che negli alti gradi delle logge si pratica un’«ammirazione, almeno teorica, per Lucifero»[23]. Purtroppo, col Vaticano II e il post-concilio, l’antropocentrismo ha invaso anche l’ambiente cattolico[24].

Popolo nomade, apolide e razzista
 
Nahum Goldmann fa dipendere dalla «doppia appartenenza» al Paese che lo ospita e allo Stato d’Israele, la «contraddizione che tormenta l’ebraismo»[25] e ne fa un popolo in continuo movimento, senza vera Patria al di fuori di Israele, ma al tempo stesso fornito di una identità etnica fortemente razziale, per non dire razzista, che lo separa, lo isola da tutti gli altri, attirando prima o poi la loro avversione. Questa intima contraddizione Israele la porta anche attorno a sé e la trasmette ai suoi vicini. Il mondo attuale, specialmente dopo il 1968, rappresenta il Regno mondiale, quasi totalmente in atto, di Israele sulle Nazioni[26]. Esso è fatto di contraddizioni laceranti - a livello personale, familiare e sociale - , che lo rendono una specie di “inferno sulla terra”, una sorta di “Regno sociale di satana”, per sortire dal quale l’uomo abbisogna della grazia sovrabbondante di Dio e, come insegna la Storia sacra, di un terribile castigo come mezzo per uscire “a riveder le stelle”. Purtroppo, in questo ultimo mezzo secolo, si è battuta, anche in ambiente cattolico, la stessa strada della modernità immanentista. L’aggiornamento e l’ammodernamento o lo spurio connubio modernistico del cattolicesimo col mondo moderno ha fatto sì che i sacerdoti e gli uomini di Chiesa, anche nelle più alte sfere, non hanno più preceduto ma seguito il mondo e il popolo. Ne è conseguita, oltre il relativismo teoretico, una diminuzione di austerità ascetica, un enorme rilassamento di disciplina morale, che ha fatto perdere stima al cattolicesimo anche da parte del popolo, il quale, a causa dell’aggiornamento modernistico e secolaristico, disprezza gli ecclesiastici, avendo scorto in essi maggiori manchevolezze, scadenza di dottrina e di comportamento, normale e necessaria conseguenza dell’ammodernamento o del voler piacere al mondo più che a Dio. Così essi son diventati “spiacenti a Dio e a li nemici sui” (Dante, Inferno, III, 63). L’esatto contrario di ciò che aveva auspicato Pio XII nel messaggio radiofonico “Au moment” del 26 luglio 1954 ai pellegrini francesi presso il Santuario di Sainte Anne d’Auray in cui li invitava a «respingere ogni pensiero malvagio, al coraggio di intraprendere grandi cose, a vincere il rispetto umano, a vincere l’egoismo, a servire ed obbedire pazientemente, […] ad amare la purezza, l’umiltà, la carità, […] a prendere in odio il peccato». Il Pontefice concludeva: «Quando il consacrato a Maria vede l’Immacolata calpestare il serpente infernale, non ha alcuna compiacenza per il male, ma è fiero di appartenere a Gesù e a Maria»[27]. La strada per uscire dall’attuale scristianizzazione, che va di pari passo con la giudaizzazione del mondo, è quella di una vera e sana “controriforma” che ritorni alla Tradizione divino-apostolica ed abbandoni i rivoli inquinati della modernità[28]. Infatti l’aver accolto i principi teorici della modernità e post-modernità ha condotto gli uomini di Chiesa a cadere nelle conseguenze pratiche e immorali che stanno venendo ora a galla sia negli Usa come in Belgio. Agere sequitur esse, modus agendi sequitur modum essendi.
 


Note:
[1] Cfr. E. Benbassa, La souffrance comme identité, Parigi, Fayard, 2007; S. Hessel, Citoyen sans frontières, Parigi, Fayard, 2008; N. Goldmann, Le paradoxe juif, Parigi, Stock, 1976.
[2] D. Banon, Le Messianisme, Parigi, PUF, 1998.
[3] D. Banon, ibidem, p. 11.
[4] A. Bergevin, Révolution permissive et sexualité, Parigi, F. X. de Guibert, 2003; Y. Moncomble, La politique, le sexe et la finance, Parigi, Faits et Documents, 1989; R. Faligot – R. Kauffer, Porno Business, Parigi, Fayard, 1987.
[5] “Voi avete per padre il diavolo” dice Gesù ai giudei infedeli (Gv., VIII, 42) e ancora S. Giovanni nell’Apocalisse (II, 9) definisce “sinagoga di satana” l’attuale “religione” giudaica, rabbinico-talmudica.
[6] S. Freud, L’interpretazione dei sogni, 1900; Totem e tabù, 1912; Mosè e il monoteismo, 1934.
[7] Cfr. D. Bakan, Freud et la mistyque juive, Parigi, Payot, 1964, cfr. G. Valensin, La vie sexuelle juive, Parigi, Les Éditions philosophyques, 1981.
[8] E. Badinter, L’Un est l’autre, Odile Jacob, 1986, p. 215.
[9] W. Reich, La psychologie de masse du fascisme, Parigi, Payot, 1998, p. 165.
[10] M. Buber, Judaisme, Parigi, Verdier, 1982, p 31.
[11] E. Lévinas, Difficile liberté, Parigi, Albin Michel, 1995, 3° ed., p. 326.
[12] B. H. Lévy, Ennemis publics, Grasset, Flammarion, 2008, p. 168.
[13] P. Lévy, World philosophie, Odile Jacob, 2000, p. 12.
[14] A. Memmi, La Libération du Juif. Portrait d’un Juif, vol. II, Parigi, Gallimard, 1966, p. 127.
[15] M. Blondet, in “Effedieffe”, 23 giugno 2010, “L’americanismo crolla sporcando il mondo”.
[16] G. Scholem, Le Messianisme juif, Parigi, Calmann-Lévy, 1971, p. 40.
[17] Sulla preponderanza dell’elemento ebraico nella rivoluzione sovietica cfr. A. Solgenitsin, Due secoli assieme. Ebrei e Russi prima della rivoluzione e durante il periodo sovietico, 2 voll., Napoli, Controcorrente, 2007. L’Autore dimostra che pur essendo il 5% della popolazione russa, gli ebrei erano il 50% dei quadri rivoluzionari bolscevichi.
[18] Cfr. A. Socci, Il quarto segreto di Fatima, Milano, Rizzoli, 2006.
[19] O. Weininger, Sexe et caractère, [1902], Parigi, L’Age d’homme, 1975, p. 255.
[20] B. H. Lévy, Ennemis publics, Grasset, Flammarion, 2008, p. 168.
[21] A. Memmi, La libération du juif. Portrait d’un juif, vol. I, Parigi, Gallimard, 1962, p. 184 e 190.
[22] G. Caprile, Perché la Chiesa condanna la massoneria, in “La Civiltà Cattolica”, 110 (1959), IV, p. 630; cfr. anche Id., La massoneria città di satana, Assisi-San Damiano, 1961.
[23] Id., La massoneria contro la Chiesa, in “La Civiltà Cattolica”, 108 (1957) IV, p. 586.
[24] Cfr. C. Fabro, La svolta antropologica di Karl Rahner, Milano, Rusconi, 1974; Id., L’avventura della teologia progressista, Milano, Rusconi, 1974.
[25] N. Goldmann, Le paradoxe juif, Parigi, Stock, 1976, p. 15 e 17.
[26] Cfr. J. Attali, Les juifs, le monde et l’argent, Parigi, Fayard, 2002; N. Glaber, Le royaume de leur reve. La saga des juifs qui ont fondé Hollywood, Parigi, Calmann-Lévy, 2005, B. Lazare, L’Antisemitismo. Storia e cause, CLS, Verrua Savoia (TO), 2000.
[27] AAS 46 (1954), p. 495 e 496.
[28] Cfr. B. Gherardini, Quod et tradidi vobis. La Tradizione. Vita e giovinezza della Chiesa, Frigento (AV), Casa Mariana Editrice, 2010.
 

martedì 9 aprile 2013

don curzio - IL MILLENARISMO GIOACHIMITA - fonte remota del giudeo-americanismo

 
 
 
DON CURZIO NITOGLIA

 
Introduzione

Abbiamo già visto
1) la differenza tra «arabo-fobia» e anti-islamismo teologico.
2) La natura della cultura europea, che è essenzialmente distinta da quella «occidentale» (o anglo-americanista).
3) Ora cerchiamo di far luce sulle origini lontane del Puritanesimo americanista, tendenzialmente anti-trinitario ed essenzialmente vetero-testamentario (il Vangelo e Gesù, sono qualcosa di accidentale e posticcio, mentre la vera natura o sostanza del Puritanesimo è il Vecchio Testamento; quindi esso tende a sminuire se non a negare la Santissima Trinità e la Divinità di Cristo).
Dunque il Puritanesimo è figlio del millenarismo «gioachimita» ed è padre del sionismo.
Onde, per capire la vera natura del sionismo occorre risalire al Puritanesimo americanista,
al millenarismo «gioachimita» e in ultima analisi al giudaismo talmudico-rabbinico.
Precisazione

Gli studiosi sono unanimi nel costatare che Gioacchino ha proposto un’ecclesiologia della Nuovissima Alleanza, la quale avrebbe rimpiazzato la Nuova come quest’ultima aveva soppiantato la Vecchia.
San Tommaso d’Aquino ha mirabilmente confutato nella Somma Teologica tale errore.
Inoltre è pacifico che i primi discepoli dell’Abate da Fiore fossero giudaizzanti.
Mentre è ancora disputato se anche Gioacchino stesso fosse inclinato a giudaizzare o no.
Cercherò di presentare succintamente il panorama di tale problema, visto alla luce dell’influsso che ha esercitato sull’anti-trinitarismo degli eretici italiani del Cinquecento, rifugiatisi in Polonia ed emigrati (XVII secolo) dall’Olanda ed Inghilterra in USA.
Si può dire che l’origine prossima dell’americanismo è il Puritanesimo anglo-olandese, ma la fonte remota è senz’altro il millenarismo dei gioachimiti e forse di Gioacchino stesso.

α) Gioacchino da Fiore

Robert Moore ha affermato che attorno al XII secolo l’Europa occidentale venne trasformandosi in una «società persecutoria».
Se da una parte l’Europa dei secoli centrali del Medioevo fu una società confessionale e quindi discriminatoria nei confronti dei non cattolici, l’alternativa alla Cristianità fu rappresentata dal pensiero millenarista di Gioacchino da Fiore secondo il quale ebrei e cristiani si sarebbero riuniti in una sola società, nella terza èra dello Spirito, nella quale avrebbero avuto una comprensione «spirituale» della Bibbia, mentre nell’Antica e Nuova Alleanza gli ebrei e i cristiani avevano avuto solo una comprensione letterale della Scrittura.
Se - in tale epoca (XII secolo) - San Bernardo di Chiaravalle (ribadendo la tradizione patristica) affermava che Israele, dopo il deicidio, era il «fico secco e sterile» maledetto da Gesù e condannato ad essere bruciato, poiché privo di opere buone, mentre si sarebbero salvati solo coloro che seguendo Cristo avessero praticato la Legge del Vangelo, di qualunque popolo fossero stati (ebrei o gentili), «Gioacchino, invece, credeva che il popolo di Israele sarebbe stato fecondo (…), la stirpe di Sem si sarebbe fusa con quella di Jafet per formare un unico popolo in grado di produrre in sovrabbondanza frutti spirituali» (1).
Lo stesso Robert E. Lerner (nato a New York nel 1940, professore di storia medievale all’università di Northwestern, uno dei maggiori conoscitori del pensiero ereticale e millenarista del medioevo) ammette che la visione della teologia della storia sul rapporto giudaismo-cristianesimo di Gioacchino era «irenica» e che contraddice la tesi di Norman Cohn secondo il quale ogni millenarismo medievale fu antigiudaico.
Infatti, secondo l’Abate da Fiore, ebrei e gentili si sarebbero riuniti nella terza èra spirituale (che sarebbe durata mille anni) e avrebbero celebrato assieme le feste di sant’Abramo e di san David.
La parola di Dio sarebbe tornata al popolo al quale era stata affidata per primo.
Poiché grazie all’ispirazione finale dello Spirito Santo, gli ebrei avrebbero acquistato la vera «intelligenza spirituale».
Il professor Lerner conclude: «Ne conseguiva che in avvenire ci sarebbe stato un nuovo popolo eletto, proprio come i cristiani erano subentrati agli ebrei. Tale popolo sarebbe stato formato dai nuovi ‘uomini spirituali’, contemplativi che erano giunti al ‘terzo cielo’. Secondo Gioacchino il ‘primo cielo era l’Antico Testamento fondato sui Patriarchi. Il ‘secondo cielo’ il Nuovo Testamento fondato sugli Apostoli (…) c’era da attendersi che Gioacchino stabilisse che la progressione avrebbe condotto gli eletti il più lontano possibile dagli ebrei, ma sorprendentemente non fu così (…) essa prevedeva un riavvicinamento agli ebrei» (2).

Secondo Gioacchino il clero cattolico del Nuovo Testamento, avrebbe perseguitato (per gelosia del loro spirito profetico) i monaci spirituali della terza èra dello Spirito o «Nuovissimo Testamento» e quindi li avrebbe costretti a far ritorno a Sion, come se tornassero dai loro padri.
«A questo punto Gioacchino solleva un interrogativo cruciale: perché sarebbe stato più conveniente per i contemplativi coabitare con gli ebrei ora, piuttosto che in passato? (…) il ritorno dei perfetti (semiti) alla terra da cui provenivano avrebbe trasformato quella terra stessa, ed operato in favore di una salvezza mutualmente benefica. (…) Sorprendente in questo caso non tanto l’idea della conversione finale degli ebrei… L’aspetto innovativo… va ricercato nell’affermazione secondo cui, alla fine dei tempi, il mondo avrebbe assistito all’unione di gentili ed ebrei, unione da cui entrambi i popoli avrebbero tratto reciproco beneficio» (3).

Robert Lerner ammette che la ragione di «tale concezione irenica senza precedenti» vada ricercata nell’origine ebraica di Gioacchino; in effetti nel 1948 è stata ritrovata la testimonianza di un contemporaneo di Gioacchino, Goffredo d’Auxerre, che era stato il segretario di San Bernardo di Chiaravalle, il quale nel 1195 attaccava Gioacchino e lo accusava di ‘giudaizzare’ (4), asseriva che il gioachimismo era dottrina «giudaistica» e la imputava «alle supposte origini ebraiche di Gioacchino: questi era nato ebreo ed era stato ‘allevato per molti anni secondo la dottrina giudaica’, un veleno che evidentemente ‘non aveva ancora vomitato del tutto’. Gioacchino e i suoi seguaci si erano adoperati in ogni modo per riuscire a tenere segrete tali origini» (5).
Tuttavia Robert Lerner non reputa probante tale accusa che risulterebbe essere isolata. Ciononostante deve ammettere che egli «attinse molto probabilmente all’esegesi rabbinica» (6). Occorre precisare che Gioacchino esagerava nell’interpretazione dell’Apocalisse, cercandovi tutti i dettagli (date comprese) della storia dell’umanità sino alla fine del mondo; tuttavia non tutto ciò che scriveva era campato in aria. Un certo fondamento nella realtà lo si trova nell’opera dell’abate fiorense, ma portato a conseguenze che sono incompatibili con la dottrina cattolica e l’interpretazione della Scrittura data unanimemente dai Padri ecclesiastici. Per evitare l’eccesso gioachimita, non occorre cadere nel difetto origenista e di altri che, trattando il problema dell’Apocalisse dell’escatologia e della figura dell’Anticristo, vi vedono solo una rivelazione di ciò che è successo, sino all’Incarnazione e morte di Gesù (che porrebbero, in maniera assolutamente definitiva, fine all’economia della salvezza) (7); capisco che l’eccesso (alla testimone di Geova) sia ributtante, ma un errore non si corregge con un altro errore, ogni difetto è un eccesso.
Tali questioni non vanno esasperate ma neppure irrise, occorre studiarle pacatamente ed oggettivamente secondo l’interpretazione comune dei Padri e degli esegeti approvati.
«L’originale concezione goiachimita - scrive Lerner - del ruolo assegnato agli ebrei, al termine della storia terrena, segnava una rottura con la millenaria tradizione cristiana» (8).
Lerner giustamente nota che in un’Europa intollerante (XII-XIII secolo) nei confronti degli ebrei, l’abate fiorense ha avuto una visione «irenica» (oggi si direbbe ecumenica) dell’imminente unione degli ebrei e dei cristiani.

Confutazione del Gioachimismo

San Tommaso d’Aquino, risponde e cònfuta (meglio di ogni altro) gli errori millenaristi di Gioacchino e della sua scuola.
Nella Somma Teologica dimostra che la Nuova Alleanza durerà sino alla fine del mondo (S.T., I-II, q. 106, a. 4).
Infatti, la Nuova Alleanza è succeduta alla Vecchia, come il più perfetto al meno perfetto.
Ora, nello stato della vita umana in questo mondo, nulla può essere più perfetto di Cristo e della Nuova Legge, poiché qualcosa è perfetto in quanto si avvicina al suo fine.
Ora, Cristo ci introduce - grazie alla sua Incarnazione e morte - in Cielo.
Quindi, non vi può essere - su questa terra - nulla di più perfetto di Gesù e della sua Chiesa.
Per quanto riguarda lo Spirito Santo, come perfezionatore dell’opera della Redenzione di Cristo, esso è inviato proprio da Cristo per confessare Cristo stesso, che ha promesso formalmente ai suoi Apostoli: «Lo Spirito Santo che Io vi manderò, procedendo dal Padre, renderà testimonianza di Me».
Quindi, il Paraclito non è l’iniziatore di una terza èra, ma testimonia e spiega Cristo agli uomini e li rafforza per poterlo imitare.
Onde, dopo l’Antica e la Nuova Legge, su questa terra non vi sarà una terza Alleanza, ma il terzo stato sarà quello dell’eternità, sempre felice del Cielo o sempre infelice in Inferno.
Gioacchino erra nel trasportare la realtà ultramondana o eterna su questa terra.
Il Regno di cui parla l’abate da Fiore, non riguarda questo mondo, ma l’aldilà.
Infatti, lo Spirito Santo ha spiegato agli Apostoli, (il giorno di Pentecoste, del 33 dopo Cristo), tutta la verità che Cristo aveva predicato e che loro non avevano ancora capito appieno.
Il Paraclito non deve insegnare una nuovissima Legge o un altro Vangelo più spirituale di quello di Cristo, ma deve solo illuminare e dar forza per ben conoscere e ben vivere la dottrina cristiana, che ha perfezionata quella mosaica (S.T., I-II, q. 106, a. 4).
Inoltre la Vecchia Legge, non fu solo del Padre, ma anche del Figlio (raffigurato e prefigurato da Mosè); come pure la Nuova Legge non fu solo del Figlio, ma anche dello Spirito promesso e inviato da Cristo ai suoi Apostoli.
La Legge di Cristo è la Grazia dello Spirito santo, che illumina, vivifica e irrobustisce per potere osservare La Legge divina.
Come già nell’Antico Testamento, era lo Spirito Santo ad illuminare e corroborare i Patriarchi e i Profeti, i quali pur vivendo sotto la Vecchia Legge, avevano già lo spirito della Nuova e la vivevano eroicamente, mediante la grazia dello Spirito Santo (per attribuzione).

Quando Gesù insegna agli Apostoli che «Il Regno dei Cieli è vicino», non si riferisce - spiega San Tommaso - solo alla distruzione di Gerusalemme, come termine definitivo della Vecchia Alleanza e inizio formale della Nuova, ma anche alla fine del mondo (S.T., I-II, q. 6, a. 4, ad 4; III, q. 34, a. 1, ad 1; III, q. 7, a. 4, ad 3-4).
Infatti, il Vangelo di Cristo è la «Buona Novella» del Regno (ancora imperfetto) della «Chiesa militante» su questa terra; e del Regno (oramai e per sempre perfetto) della «Chiesa trionfante» nei Cieli.
Inoltre, nel Commento a Matteo sul discorso escatologico di Gesù (XXIV, 36), San Tommaso postilla: «Qualcuno potrebbe credere che questo discorso di Cristo, riguardi solo la fine di Gerusalemme…; però sarebbe un grosso errore riferire tutto quanto è stato detto solo alla distruzione della Città santa e quindi la spiegazione è diversa, … cioè che tutti gli uomini e i fedeli in Cristo sono una sola generazione e che il genere umano e la fede cristiana durerà sino alla fine del mondo» (Expos. In Matth. c. XXIV, 34).
L’Angelico, si basa su tale testo per confutare l’errore gioachimita, secondo il quale la Nuova Alleanza o la Chiesa di Cristo non durerà sino alla fine di tempi; egli riprende l’insegnamento patristico (specialmente del Crisostomo e di San Gregorio Magno) e lo sviluppa anche nella Somma Teologica (I-II, q. 106, a. 4, sed contra).
Perciò, il cristianesimo durerà sino alla fine del mondo, non ci sarà bisogno di una «terza Alleanza pneumatica  e universale» (Catolikòs), ma la Chiesa di Cristo è il Regno del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (con buona pace di Gioacchino e seguaci), non occorre sognare il rimpiazzamento del cristianesimo, basta solo viverlo sempre più intensamente.
β) I primi discepoli di Gioacchino

1) Il francescano Gerardino da Borgo San Donnino nel 1254 scrisse un libro intitolato «Il Vangelo eterno» nel quale «rivela un aspetto sorprendentemente filo-giudaico: ‘Il Signore riserverà loro delle benedizioni… anche se persistono nel giudaismo’. (…) questa proposizione errata, si trovava [secondo Gerardino] nel Liber de Concordia [di Gioacchino] (…), coloro che appartengono ai collegi dei monaci dovranno provvedere… ad allontanarsi dal clero secolare e prepararsi al ritorno dell’antico popolo d’Israele» (9).
Tuttavia, il Lerner nota che - secondo lui - Gerardino avrebbe forzato il pensiero di Gioacchino in maniera «radicalmente filo-giudaica» ancora più dell’abate fiorense stesso.
2) Un altro discepolo di Gioacchino, dopo Pietro di Giovanni Olivi (+ 1298) fu Giovanni da Rupescissa, un francescano francese nato attorno al 1310, che profetizzava «la miracolosa conversione del popolo d’Israele, destinato a divenire il nuovo campione di una nuova fede cristiana purificata… Dal popolo d’Israele convertito sarebbe sorto un nuovo imperatore [una sorta di Messia militante] che avrebbe distrutto Roma… per rendere ancora più esplicita l’idea per cui gli ebrei avrebbero rimpiazzato Roma, Giovanni da Rupescissa definì il nuovo sovrano un ‘Augusto della stirpe di Abramo’. Non solo, dunque, gli ebrei avrebbero preso il posto dei romani come titolari dell’impero universale, ma nessun altro popolo li avrebbe scalzati dalla loro posizione sino alla fine dei tempi» (10).
La Chiesa si sarebbe trasferita da Roma a Gerusalemme.
3) Un altro discepolo dell’abate Gioacchino è stato Federico di Brunswick, un francescano nato nel 1389 in Sassonia.
Egli è ancora più esplicito di Rupescissa e afferma che vi sarebbe stato, nella terza èra, un secondo Messia (reparator) che sarebbe stato «sacerdote e assieme re e avrebbe regnato sino alla fine dei tempi, cioè per un millennio. In sostanza, fecero del reparator un secondo Cristo, senza tuttavia asserirne in maniera esplicita la natura divina. (…) Il reparator, avrebbe regnato realmente come un re…, rappresentando effettivamente un messia per gli ebrei (…), tutto il popolo d’Israele si sarebbe convertito. L’impero romano e quello bizantino sarebbero stati riunificati dando vita a un nuovo impero universale da affidare agli ebrei divenuti la nuova nazione dominante (...). L’accento posto sulla conversione del popolo d’Israele e sulla trasformazione del mondo sotto la guida degli ebrei, giungeva ai profeti da Giovanni da Rupescissa, ma essi mostravano un atteggiamento ancor più filo-giudaico, arrivando ad asserire che a compiere tale trasformazione sarebbe stato un ebreo (…), sotto la [sua] guida sarebbe avvenuta quella che, di fatto, rappresentava la riedificazione del terzo tempio, [che] si poneva in aperta contraddizione con la tradizionale credenza cristiana, secondo cui il popolo d’Israele non avrebbe mai… ricostruito Gerusalemme» (11).
4) Mentre il nostro faceva proseliti in Germania, un altro francescano Francesc Eiximenis (12) (1327-1409), in Catalogna, scriveva trattati millenaristi, egli dedicò la sua esistenza oltre che a scrivere trattati, ad intrecciare relazioni con i grandi di allora (Pietro IV d’Aragona e i suoi familiari), secondo Francesc «gli ebrei si sarebbero convertiti, la sede papale si sarebbe trasferita a Gerusalemme, dove avrebbero regnato un nuovo papa e un nuovo imperatore, entrambi provenienti dal popolo d’Israele» (13).
Conclusione

Il problema attuale dell’americanismo, del filo-sionismo e dello «scontro tra civiltà».
La fobia della cultura del mondo arabo e mediterraneo (anche di quello classico della metafisica greca e dell’etica romana; di quello medievale della cristianità patristico-scolastica e del Papato romano) è assai vasto e complesso.
Non lo si riesce a capire se non si risale alle fonti della civiltà mediorientale (Assiro-Babilonesi, egiziani…), vicino-orientale (israeliti) e mediterranea (greci, romani e cristianità europea).
Alla luce di questi principi si scorge quanto sia incompatibile cattolicesimo romano (erede della metafisica greca e dell’etica romana) con americanismo, giudaismo-talmudico e sionismo politico-nazionale.
Oggi ci ritroviamo sull’orlo di una guerra atomica mondiale tra Iran, Siria, Libano e Iraq da una parte, contro USA e Israele.
Con la crisi georgiana, pilotata da Israele e USA, non ci si ferma al vicino-medio/oriente, ma il conflitto ci penetra in casa (Polonia e Paesi dell’ex Patto di Varsavia) e fa entrare direttamente in ballo la Russia (con Afghanistan e Pakistan del dopo Musharraff) e probabilmente, anche se indirettamente, la Cina.
I teoconservatori italiani
a) sia laicisti (Pera, Ferrara),
b) sia ex cattolico integrali (Alleanza Cattolica, Lepanto Foundation) cercano di conciliare l’inconciliabile.
Il fatto che ci provino dei laicisti di formazione liberale popperiano-kantiana (Pera/Antiseri) o addirittura anarco-capitalista (Quagliariello/Piombini) e post-marxista (Ferrara), non deve sorprenderci, data la loro filosofia immanentista, soggettivista e pragmatista.
Quello che lascia di stucco è il campo ex cattolico integrale, il quale si fonda(va) sul principio di non contraddizione, sul primato della realtà riguardo al pensiero e sull’etica naturale.

Purtroppo si deve registrare - proprio in questi giorni - che Massimo Introvigne, il quale poteva essere presentato come un elemento «deviato» (dottrinalmente parlando) di Alleanza Cattolica, è stato nominato da Giovanni Cantoni (l’attuale reggente nazionale e fondatore della medesima), vice-reggente nazionale di «Alleanza Cattolica» e suo futuro successore.
Alleanza Cattolica, quindi, è sostanzialmente l’«Introvigne-pensiero», il quale si allontana impressionantemente dalla retta dottrina cattolica, dalla sana filosofia e dalla concezione della politica come l’hanno costruita Aristotele, San Tommaso e il magistero tradizionale della Chiesa.
I suoi contatti col mondo massonico, giudaico ed esoterico (ampiamente documentati) hanno sollevato molte perplessità, anche in ambienti ufficiali (vedi GRISS). Si voleva sperare che egli fosse una voce «minoritaria» e «singolare» di Alleanza Cattolica, ma non è così.
Anche la «Lepanto Fountation» di Roberto De Mattei, accoglie scritti su «Radici Cristiane» di Guglielmo Piombini, anarco-capitalista, proveniente dal Partito Radicale, in funzione anti-islamica ma certamente non ortodossamente cattolica; organizza convegni sul giudeo-cristianesimo (ossia il «cerchio-quadrato») all’Università Europea con Giorgio Israel ed Emanuale Ottolenghi (redattori della rivista della Comunità israelitica romana «Shalom») e il noto attivista omosessualista americano Bruce Bawer (che è stato chiamato e presentato pubblicamente quale relatore nei cartoncini d’invito, anche se non è intervenuto).
Tutto ciò ci mostra la contraddittorietà (dottrinale e pratica) di un mondo che vorrebbe conciliare americanismo-giudaizzante e cattolicesimo («esteriorizzante»).

Cosa dire?
Che «bisogna vivere come si pensa, altrimenti si finisce per pensare come si vive»
Ora andare contro-corrente è scomodo, però Gesù ci ha insegnato che la strada la quale conduce al Paradiso è stretta ed angusta, mentre quella che porta alla perdizione (se si persevera in essa, Dio non voglia, ma «talis vita, mors ita») è larga e spaziosa.
Che Dio ci aiuti a perseverare nella strada del Calvario e ci tenga le mani in capo, poiché «qui reputat se stare, timeat ne cadat» (san Paolo).

Don Curzio Nitoglia
29 agosto 2008


1) R. E. Lerner, «La festa di Sant’Abramo. Millenarismo gioachimita ed Ebrei nel Medioevo», Roma, Viella, 2002, pagina 8.
2) Ivi, pagina 29.
3) Ivi, pagine 35-36.
4) Ivi, pagina 36.
5) Ibidem.
6) Ivi, pagina 39. Confronta anche: Gioacchino da Fiore, Invito alla lettura, G.L. Potestà (a cura di), Cinisello Balsamo (Milano), San Paolo, 1999. Tale tesi è confermata da Yoseph Caro (rabbino di Ferrara) che ha scritto: «Quanto al luogo della dimora del Messia (…) alcuni testi [della letteratura rabbinica e talmudica] lo pensano nascosto e sofferente a Roma, come nella città che determinò la caduta del regno ebraico (Sanhedrìn, 98, a)… Molti luoghi talmudici descrivono i tempi messianici. La prima conseguenza della venuta del Messia consiste nel ritorno degli ebrei, numericamente aumentati, in Palestina e la riedificazione della città di Gerusalemme e del Tempio…, cesserà il peccato, e di conseguenza anche la morte. I figli d’Israele diverranno, perciò, immortali. Ma gli effetti della venuta del Messia non si faranno sentire solo per Israele [bontà loro]: un’epoca di beatitudine si aprirà per tutte le nazioni che, pentite delle loro colpe, saranno perdonate.
L’idolatria [Cristo = Dio] cesserà, tutte le Genti adoreranno un solo Dio» (Enciclopedia Italiana, voce «Messia» e in particolare «L’idea messianica nell’ebraismo postbiblico», Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1929-1936, volume XXII, pagine 957-958. Come si vede questa stessa dottrina del Talmùd sul Messia (come ci è spiegata dal rabbino Yoseph Caro) la si ritrova fedelmente riportata negli scritti di Gioacchino da Fiore e dei suoi discepoli (come ci sono presentati dal professore israelita Robert Lerner). Quindi asserire che l’origine del millenarismo gioachimita è certamente talmudica, non è frutto di stereotipo e pregiudizio antisemita, ma è la verità storica com’è insegnata dagli stessi rabbini e talmudisti israeliti.
7) Per quanto riguarda l’Anticristo i Padri della Chiesa, fondandosi sul Deposito della fede rivelata (specialmente in San Paolo 2^ Ep. Tess., II, 3-12; e San Giovanni 1^ Ep., II, 18-22; IV, 3; 2^ Ep. VII; Apocalisse, XI, 7ss.; XIII-XIV), insegnano unanimemente che la fine del mondo deve essere preceduta dal regno dell’Anticristo (II Tess.) che è «l’uomo del peccato», ossia «il mistero d’iniquità operante nel mondo» il quale si manifesterà pienamente quando l’ostacolo o «colui che lo trattiene» (il Papa) verrà parzialmente meno. Egli sarà un uomo, non un personaggio metaforico (errore per difetto) e neppure il diavolo incarnato (errore per eccesso). Sarà ebreo, accolto come il messia giudaico. Vorrà farsi adorare al posto di Dio. Prevarrà per un certo tempo, poiché gli uomini avranno perso «l’amore per la verità» (II Tess.). Dio invierà due testimoni (Enoch ed Elia) per aiutare i fedeli a resistere alla sua persecuzione (Apocalisse XI) che sarà la più sanguinosa della storia, ispirata dall’odio diretto contro Dio. Quasi tutti apostateranno, ma Gesù ucciderà l’Anticristo «col soffio della sua bocca» (San Paolo) e Israele si convertirà al cristianesimo.
Monsignor Salvatore Garofalo scrive: «L’interpretazione comune tra gli scrittori cristiani vede nell’Anticristo un personaggio distinto da Sàtana, ma da lui sostenuto, che si manifesterà negli ultimi tempi, prima della fine del mondo, per tentare un attacco e un trionfo decisivo su Gesù e la sua Chiesa. (…). Ciò che impedisce lo scatenarsi di questa formidabile potenza è un misterioso ‘ostacolo’ che è nello stesso tempo considerato, in astratto, come una potenza [la Chiesa romana] e, in concreto, come una persona [il Papa]. (…) L’ostacolo impedisce la manifestazione dell’Anticristo, non la sua opera personale. L’Anticristo persona, si rivelerà nell’ultima fase della lotta anticristiana, che imperversa in tutti i secoli, e prepara lentamente l’apparizione del ‘figlio della perdizione’ alla fine dei tempi» («Dizionario di Teologia dommatica», Roma, Studium, 4^ edizione, 1957, pagina 23).
8) Ivi, pagina 44.
9) Ivi, pagina 65.
10) Ivi, pagina 112.
11) Ivi, pagine 130-131.
12) F. Eiximenis, «Estetica medievale. Dell’eros, della mensa e della città», Milano, Jaca Book, 1986.
13) Dizionario di Teologia dommatica, citato, pagina 147. Confronta anche: R. E. Lerner, «Refrigerio dei santi. Gioacchino da Fiore e l’escatologia medievale», Roma, Viella, 1995;
H. Grundmann, «Gioacchino da Fiore. Vita e opere», Roma, Viella, 1997; H. de Lubac,
«La posterità spirituale di Gioachino da Fiore», Milano, Jaca Book, 2 volumi, 1983.
In tale studio l’autore dimostra (specialmente nel 2° volume, «Da Saint-Simon ai giorni nostri») che il gioachimismo ha esercitato (e continua ad esercitare) un profondo influsso sui filosofi moderni e odierni e sui movimenti politici che si sono succeduti dalla fine della cristianità sino al mondo attuale (Cousin, Fourier, Saint-Simon, Lamennais, Mickiewicz, de Maistre, Marx, Hitler, Soloviev, Berdiaev, Bloy, Péguy). Anche la questione del millenarismo giudaico e medievale-fiorense non è sorpassata, ma mantiene tutta la sua attualità, soprattutto oggi, con il dominio dello Stato d’Israele e degli Stati Uniti d’America sul mondo intero e la reazione del mondo arabo che hanno suscitato, la quale ci sta portando in uno stato di caos universale e di guerra perpetua. Non bisogna, infatti, dimenticare che la maggior parte dei neo o teo-conservatori «cristianisti» (non «cristiani») americani (che oggi influenzano la politica di «destra» dell’amministrazione Bush) ha un «passato» politico di «ultra-sinistra» o meglio trozkista, sono in gran parte di origine ebraica e discepoli della Scuola di Francoforte, trasferitasi in America nel 1933 e rimastavi con Teodoro Adorno sino al 1950 e con Herbert Marcuse sino al 1979. Tale scuola politica era caratterizzata dalla sostituzione dell’odio di classe del proletariato (nella rivoluzione comunista), che veniva rimpiazzato dal pansessualismo freudiano, lo scatenamento degli istinti e la perdita della padronanza di sé;
la maggior parte dei suoi membri erano di origine israelita (G. Lukàcs, E. Fromm, T. Adorno,
W. Reich, W. Benjamin, H. Marcuse, M. Hokheimer, F. Pollock).
Il trozkismo è il comunismo più radicale e pericoloso; esso è una setta segreta o esoterica, rispetto al comunismo pubblico o essoterico di Stalin. Il soggettivismo relativista è la natura del trozkismo, secondo il quale la teoria è al servizio della prassi o del movimentismo che deve portare al caos «infinito e perpetuo», servendosi d’ogni mezzo (anche un politicante «conservator-cristianista»).
Occorre, per il trozkismo, prima distruggere i valori greco-romani e cristiani. Corrompere il mondo dei valori e dei princìpi, pervertire la gioventù scatenando gli istinti e le passioni disordinate come strumento di sovversione (nichilismo filosofico individuale e anarchia sociale), poi si potrà esportare il comunismo libertario-movimentista (alla Bertinotti, contrariamente a quello ingessato militar-burocratico stalinista, alla Cossutta) in tutto il mondo e vi sarà, così, una società perfetta (millenarismo) su questa terra. La rivoluzione studentesca del maggio 1968, è stata la vittoria del trozkismo secondo il quale «un cervello vuoto (dei sedicenti ‘studenti’) è più ricettivo di comunismo che un ventre operaio affamato». Il trozkismo ha fatto la rivoluzione non grazie al proletariato, ma tramite la corruzione della gioventù studentesca, grazie al freudismo di massa e alla sfrenatezza dei costumi. Il sindacalismo rappresenta un altro cavallo di battaglia del trozkismo, esacerbando
i contrasti (e non risolvendoli): tra imprenditore e lavoratore, maestro e studente, padre e figlio, marito e moglie, prete e fedele. Infiltrando la magistratura; corrompendo la scuola, l’insegnamento, la cultura; neutralizzando le forze dell’ordine. La moda e l’abbigliamento hanno esercitato un influsso notevole sul cambiamento di mentalità degli uomini, la musica pop, la droga detta «leggera», le canzonette realmente leggere che arrivano là ove il libro e neppure il volantino non giungono; il tipo di vita frenetico, instabile, vagabondo hanno rivoluzionato o cambiato la faccia al mondo. I rotocalchi rosa, sotto apparenza di «innocenza» hanno fabbricato una «cultura» di massa psicoanalitica e freudiana. Freud è diventato, così, una forza politica popolare che ha terremotato l’universo. Moda + musica + psicoanalisi di massa hanno cambiato la faccia del mondo e lo hanno reso una bolgia infernale, il regno sociale di satana pronto, oramai, ad accogliere l’anticristo. Non c’è da stupirsi se costoro si sono serviti di una potenza militare apparentemente conservatrice, per portare la rivoluzione permanente nel mondo intero, dal Medio Oriente (1990-2002), all’America stessa (2001) e all’Europa (2003-2005).
Confronta anche: M. Reeves-W. Gould, «Gioacchino da Fiore e il mito dell’Evangelo eterno nella cultura europea», Roma, Viella, 2000. In tale opera gli autori riprendono e approfondiscono lo studio del de Lubac, specialmente quanto a Blake, Lessing, Schiller, Schelling, Renan, Wilde, Huysmans, Nietzsche, Joyce. Tra i maestri dei teo-conservatori troviamo anche Abraham Joshua Heschel uno degli artefici di «Nostra Aetate», i cui libri sono stati fatti conoscere in Italia da Cristina Campo e dalla case editrici conservatrici Borla e Rusconi negli anni Settanta-Ottanta. Inoltre vi sono anche Jacob Taubes e Leo Strauss (oggi molto in voga in ambiente teo-conservatore italiano). Su Jacob Taubes confronta: E. Stimilli, «Jacob Taubes. Sovranità e tempo messianico», Brescia, Morcelliana, 2004. Su Leo Straruss confronta: Kenneth L. Deutsch- John A. Murley, «Leo Strauss, the Straussians and the American Regime», Roman & Litlefield. D. Tanguay, Leo Strauss, «Une biographie intellectuelle», Parigi, Grasset, 2003.